Venerdì 9 novembre si sono riuniti ad Adria:
Mauro Rubiero (Partito Democratico)
Rosa Barzan (Italia dei Valori)
Stefania Tescaroli (Nuovo Polo)
Leonardo Bonato (Impegno Comune)
Sante Crivellaro (S.E.L.)
Aldo Varolo (Federazione della Sinistra)
Leano Lunardi (Comitato per Venezia)
Erano presente tra gli altri anche:
Lanfranco Milani
Gianni Ferro
Nicola Montani
Oriana Trombin.
Nel corso dell’incontro si è
discusso dell’assurda scelta di eliminare alcune province e salvaguardarne
altre e si è valutata la prospettiva dell’accorpamento della provincia di
Rovigo a quella di Verona, evidenziandone tutte le criticità e manifestando
forti perplessità sulla metodologia finora seguita. Le decisioni, infatti, sono
state adottate esclusivamente su imput dei sindaci dei due capoluoghi, Tosi e
Piva, che si è arrogato il diritto di parlare per l’intero territorio polesano
nel silenzio imbarazzante del sindaco di Adria.
Per quanto riguarda le criticità,
si è rilevato in particolare: l’eccessiva distanza di Verona rispetto al Delta,
sottolineando che quando si parla di “provincia” non si deve pensare soltanto
all’Amministrazione Provinciale, ma anche a tutte le strutture e uffici
periferici che rendono servizi ai cittadini e che fatalmente sarebbero troppo
lontani in una provincia stretta e lunghissima, forse la più lunga d’Italia.
Altro aspetto fortemente negativo
è il mancato riconoscimento della specificità del Delta, che a livello sociale,
culturale, economico, territoriale e ambientale ha poco a che vedere con
Verona.
Alla luce di ciò, si ritiene
fondamentale coinvolgere la cittadinanza attraverso un referendum o altre forme
di consultazione popolare adeguate, considerati anche i tempi brevi prima che
diventi definitivo il decreto legge; coscienti di interpretare il sentire
comune dei cittadini che vogliono far sentire la propria voce, si chiede,
quindi, con forza al sindaco di Adria di
attivarsi in tale direzione.
Contestualmente ci si muoverà per
raccordarsi con tutte le sensibilità presenti nei Comuni del Delta al fine di
scongiurare la prospettiva di subire passivamente scelte calate dall’alto e per
far riacquistare dignità a un intero
territorio attraverso l’autodeterminazione della popolazione.
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