Rispondo alle “riflessioni di Bobo” (questo era il titolo dell’articolo su Edicola 5), dichiarando la mia disponibilità a collaborare gratuitamente, mettendo a disposizione le mie competenze di ingegnere perché possa riprendere l’iter del PAT, quel percorso di pianificazione urbanistica che il Comune di Adria, per rilanciarsi, deve completare celermente anche attraverso la regolarizzazione della posizione lavorativa di quel bravo dipendente che è stato lasciato a casa ormai da qualche settimana.
Ciò non mi impedisce di rilevare la singolarità della richiesta del Sindaco Barbujani (quella di fornire prestazioni professionali gratuite) indirizzata al sottoscritto che, è bene ricordarlo, non ha ruoli pubblici retribuiti, così come mi sorprende che egli non abbia voluto rispondere alle altre questioni sollevate nel mio recente articolo “la crisi si combatte con la partecipazione”.
Mi auguro e mi attendo, almeno, che questa mia disponibilità, stavolta non silenziosa come in altri casi ma forzatamente dichiarata, sia ben accetta e sia di utile stimolo. Ricordo, infatti, che non sarebbe la prima volta che un ente pubblico locale si avvale della mia collaborazione senza sostenere oneri, così come non è raro che la mia attività professionale agevoli le iniziative di associazioni e gruppi che operano nel nostro territorio, mentre non voglio soffermarmi sull’impegno profuso da membri della mia famiglia in azioni di volontariato autentico a favore della comunità, dove non ci sono stipendi e rimborsi da ricevere o interessi di categoria di difendere, ma solo tempo da dare, e a proprie spese.
Ecco, è proprio questo spirito di volontariato che i cittadini chiedono, non la solita difesa d’ufficio di una “politica” che è fatalmente costosissima, forse anche per pagare campagne elettorali sfarzose, autentici investimenti pubblicitari. L’impegno politico, infatti, non può essere assimilato e ridotto a un’attività retribuita, se si vuole che i partiti non siano più visti come uffici di collocamento impropri. A questo proposito voglio ricordare che la proposta della riduzione delle indennità come presupposto per la riconciliazione tra l’opinione pubblica e una classe politica concretamente disposta a riscoprire sobrietà e genuinità non è una novità per noi di Impegno Comune: è stato uno dei punti fondamentali del nostro programma elettorale tanto che la nostra lista aveva subordinato l’apparentamento con le altre liste del centrosinistra alla condivisione di questa nostra idea.
Caro Sindaco, per me la prospettiva non era quella (da Lei rappresentata) di rinunciare al reddito da lavoro autonomo o a quello di dipendente pubblico, i due redditi su cui può contare la mia famiglia (così come anche la Sua, del resto). Si trattava di rinunciare ( e di far rinunciare) a gravare sul bilancio comunale con le indennità di carica, liberando risorse a favore delle famiglie in difficoltà o, ad esempio, per garantire le dotazioni minime alle scuole o alla biblioteca comunale. E’ semplicemente questo che oggi Le chiedo ( mi rifiuto infatti di seguire il Suo ragionamento che mi porterebbe a domandarLe a maggior ragione di fornire gratuitamente calzature ai dipendenti comunali) , invitandola contemporaneamente a ricordare che fino a qualche anno fa ad Adria alcune “cariche” non erano retribuite e tutto funzionava regolarmente. Respingo fortemente, quindi, il tentativo di far passare la mia proposta come l’idea irrealizzabile di un moralista. Azioni fondate sul principio di gratuità come quelle suggerite da me e da “Impegno Comune” si stanno già mettendo in atto da tempo in comuni governati dal centrosinistra così come dal centrodestra.
Sono sinceramente convinto, signor Sindaco, che già Lei faccia, a sue spese, telefonate per il comune; ne faccia qualcuna in più per contattare amministrazioni a lei politicamente vicine, le quali hanno già scelto di tagliare le indennità proprie e quelle dei c.d.a. da loro espressi. Forse meglio di me sapranno persuaderla della necessità, soprattutto in questo periodo, di esempi di austerità e risparmio.
Leonardo Bonato
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