giovedì 16 giugno 2011

Esito referendum e centrale Enel

Il raggiungimento del quorum e il prevalere dei “sì” nella consultazione referendaria sono stati un bel segnale della voglia di partecipazione e di sano protagonismo dei cittadini: un messaggio per i vertici dei partiti, specie nella nostra Provincia.
Ma un significato in più ha per noi polesani il sì sulla questione nucleare.
Quel sì non ha solo testimoniato la volontà di rifiutare una tecnologia rischiosa, ma ha fatto venir meno una delle argomentazioni usate dai sostenitori della riconversione della centrale di Polesine Camerini: convertiamola a carbone per evitare che se ne faccia una nucleare.
Adesso che questo argomento è caduto prepariamoci alla “riconversione” delle opinioni di chi si affretterà a sostenere che “visto che non si può più puntare sul nucleare, la scelta obbligata resta il carbone”.
Ma ora, dopo il successo dei referendum, noi sappiamo che anche la forza propagandistica dei sostenitori del carbone, che già si è manifestata con le proteste scomposte  contro la  sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato la centrale, si può contrastare con la mobilitazione dei tanti cittadini che la ritengono una scelta sbagliata perché compromette non solo l’ambiente, ma anche lo sviluppo stesso del Delta e soprattutto la salute dei suoi abitanti.
La frattura orizzontale all’interno di molti tra i partiti, i sindacati, le associazioni che divide i vertici schierati con gran clamore mediatico contro il pronunciamento dei giudici  e una base che non è disposta a leggere quella sentenza come una calamità naturale ma che, suo malgrado, risulta silenziosa, può essere ricomposta solo se si è disposti a rispettare sempre il principio di legalità e ad abbandonare la disinformazione propagandistica. Quello stesso tipo di disinformazione che solo qualche anno fa, ricordiamolo, prospettava chissà quali dinamiche di sviluppo e di occupazione derivanti dal terminal gasiero.
Quella larga  base di cittadini uscirà dal cono d’ombra mediatico in cui finora è stata costretta perché il  successo dell’esperienza referendaria ha  dimostrato quanto  un solido movimento di opinione possa vincere ogni tentativo di mettere la sordina alle idee.
 “ Impegno Comune” anche stavolta sarà in prima fila e si attiverà perché i cittadini possano  esprimere la propria opinione anche con una raccolta firme dopo essere stati correttamente informati,  promuovendo al tempo stesso occasioni di confronto serio per evitare la fuorviante e anacronistica contrapposizione tra ambiente-salute e lavoro-sviluppo.
La popolazione polesana ha una dignità e non può più tollerare di essere rappresentata passivamente in ginocchio davanti all’Enel  perché sotto perenne ricatto occupazionale.


Leonardo Bonato

4 commenti:

  1. La popolazione Polesana ha una dignità che anche in quest'ultima tornata sia elettorale e referendari ha dimostrato, con la partecipazione al voto, dignità che spesso non è ricambiata dalla classe politica che la rappresenta. Con il clamoroso risultato del referendum, si è dimostrato che i cittadini non sono indifferenti alle problematiche e ai processi che avvengono nella società, bisogna però saper interpretare la loro volontà, non solo quella dei leader politici. Penso che la posizione che ha assunto Impegno Comune anche nel delicato argomento centrale ENel dimostra come abbia a cuore non solo la legalità ed il rispetto delle regole, ma anche la salute e gli interessi di tanti e tanti cittadini che non hanno ancora fatto sentire la propria voce. C'è un ambiente e numerose attività legate ad esso che potrebbero essere sacrificate per, questo non si può accettare!

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  2. Penso che il comportamento di enel sia vergognoso, e che dietro il ricatto non ci sia la volontà di fare un bel niente.

    Altrettanto vergognosi i vertici di quei partiti e sindacati che ignorando per l' ennesima volta la base degli iscritti danno man forte a questa presa in giro.

    La possibilità deve essere quella di promuovere il territorio: turismo, pesca, agricoltura.

    Se centrale deve essere che sia a gas metano, visto il rigassificatore a due passi....meglio a due bracciate.

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  3. La sentenza del Consiglio di Stato che ha bloccato la costruzione della Centrale a carbone a Porto Tolle può essere invece una opportunità per quanti ritengono che la riconversione a carbone sia una scelta sbagliata che compromette l’ambiente deltizio, la salute dei suoi abitanti e lo sviluppo del Parco del Delta.
    Non ci può essere un vero Parco del Delta con una centrale a carbone.
    Cogliere le opportunità significa esplorare tutte le possibilità di crescita: prodotti tipici, artigianato, nautica da diporto non inquinante, ciclovie, turismo di visitazione e scolastico. Serve però imprenditorialità turistica, ma servono soprattutto scelte coerenti da parte degli enti locali. In primo luogo della Regione Veneto che, invece di fare ricorsi contro la sentenza o modificare l’articolo 30 della Legge regionale sul Parco, dovrebbe investire risorse nel Parco, rilanciandolo realmente come motore di sviluppo.

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  4. La situazione è veramente imbarazzante per tutti gli abitanti del delta che si sentono sentono messi sotto ricatto: da un parte la salute di tutti, dall'altra la disoccupazione degli operai. Questo non può accadere! Invece di proporre alternative sensate in accordo con l'ambiente ci spingono ad una "guerra tra poveri" LAVORO vs SALUTE: mi sembra un partita persa in partenza! Non possiamo ancora una volta fare finta di niente e voltare la testa dall'altra parte delegando gente inopportuna a decidere del nostro futuro per favorire i loro interessi. Dobbiamo far sentire la nostra voce e dire FORTE che abbiamo diritto alla Salute e ad un PARCO che sia degno di essere chiamato tale! DECIDIAMO NOI

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