sabato 9 aprile 2011

Adria mitica


Noi dobbiamo dare sostanza al nostro simbolo “Io amo Adria”. Dobbiamo amare la nostra città, la sua storia, la sua grande storia. Adria è una città antica, una città mitica.
Ma non dobbiamo amare solo il suo passato, dobbiamo amare il suo futuro. Il suo futuro deve essere coerente col suo passato. Dobbiamo cacciare i furfanti dal tempio che hanno imbruttito, asservito, umiliato questa città. Adria non deve essere serva di Rovigo, deve rivendicare il suo ruolo, la sua autonomia. Deve riscoprire il suo orgoglio. Un orgoglio che la faccia capace di iniziativa, di grandi progetti, di grandi eventi. La nostra città, noi, dobbiamo puntare sulla ricerca, sull’innovazione, dare il meglio di noi nelle professioni, nell’associazionismo. Stabilire rapporti col Delta ma anche con i grandi centri urbani, con i Centri di ricerca, con l’Università. Non è necessario portare l’Università ad Adria; con i tagli della Gelmini è impossibile, ma anche inutile perché non hanno senso mille università. Adria deve collegarsi con le Università, con le teste d’uovo, con le punte più avanzate della ricerca nell’arte, nell’urbanistica, nell’economia, nel diritto, nella medicina, nell’ecologia; cominciamo riprendendo i contatti con tanti adriesi che si sono affermati nell’economia, nella scienza e nella cultura.
Diamo spazio alla creatività individuale e di gruppo, riconosciamo le cose belle che siamo capaci di fare, che ad Adria già si fanno, come ci ha insegnato Alessandro Monini.
Io ho un sogno, che Adria si risvegli, la smetta di passeggiare pigramente per strada grande criticando tutto e tutti e che si ricominci a progettare, a inventare, a costruire, a produrre. Il Comune deve essere un moltiplicatore, un promotore di questa creatività, della produzione e del lavoro. Basta lamentarsi e autodenigrarci. Smettiamola col piccolo cabotaggio, con le diatribe paesane, con le chiusure e le contrapposizioni, con la disperata voglia di vincere contro gli altri. Chiunque vinca, deve vincere Adria. Non importa che vinca la destra o la sinistra, se poi Adria resta ferma, governata da incapaci o da ignavi. O paralizzata dalla vecchia logica di chi desidera il male per la città per denigrare chi governa. Vogliamo il bene comune. Vogliamo gente onesta e competente. Ecco perché ci va bene un ingegnere, che conosce la città e i suoi problemi. Ma anche lui ha bisogno di tutti noi. Abbiamo bisogno di sognare insieme, di lavorare sodo.
E impariamo a condividere. Superiamo le chiusure dei gruppetti, le paure e le diffidenze, se no non ne usciamo. Tutti abbiamo bisogno di tutti, anche delle badanti e dei lavoratori immigrati. Degli intellettuali e dei volontari, degli artigiani e dei dipendenti pubblici,  degli operai e dei commercianti.
Solo un vero Impegno Comune può dare futuro a questa città.

Antonio

1 commento:

  1. L'ingegnere si chiama LEONARDO BONATO persona competente,seia e fidata che ama Adria e le sue fazioni....Oiana

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