Tralascio le considerazioni sulla
necessità di ripavimentare il corso perché è decisamente indecifrabile la scala
delle priorità del l’Amministrazione Comunale adriese. Mi limito ad osservare
che è la stessa amministrazione che in passato aveva descritto come
fondamentalmente necessari il nuovo
ingresso del municipio e il ponte ciclopedonale, mentre oggi la dubbia effettiva
utilità di quelle opere e la certezza delle centinaia di migliaia di Euro spesi sono lì a dimostrare l’inefficacia delle
scelte fatte.
C’è, però, un’altra questione sulla quale vale la pena
soffermarsi, un tema che meriterebbe una riflessione approfondita, culturale
prima ancora che politica: si tratta delle modalità di intervento sugli spazi
pubblici del centro, perché il rischio è quello di modificare in modo
irreversibile il paesaggio urbano cancellandone il “vissuto” e la memoria.
Noi cittadini
adriesi siamo consapevoli che il nostro centro storico non è assimilabile agli
altri centri del Delta di più recente formazione, per i quali tutto ciò che è
“nuovo” è “bello” e infatti spesso ci rammarichiamo, guardando qualche foto
datata di Adria, nello scoprire che la perdita di alcuni elementi autentici ne
ha impoverito l’immagine. Quella autenticità che si apprezza anche quando
andiamo a visitare altri centri storici deve essere continuamente preservata anche nella nostra città a partire dalle
strade e dalle piazze.
Non ci si può distrarre ne’ si può delegare il controllo
a qualche organismo esterno: è l’intera comunità che, attraverso i propri
rappresentanti, dovrebbe difendere la
propria identità attraverso la conservazione dei caratteri distintivi
dell’ambiente urbano, fondamentale per
non disperdere il senso di appartenenza dei cittadini al proprio territorio,
per non farli sentire estranei nella
propria città.
D’altra parte non si
capisce perché la tutela delle fisionomia
urbana sia richiesta ai privati che intervengono sui propri fabbricati,
ma non all’amministrazione pubblica che
interviene sulla strada o sulla piazza
sulla quale gli stessi fabbricati si affacciano. E se la pavimentazione di una strada, di una
piazza, specie all’interno di una zona pedonale, è una componente fondamentale
di questa fisionomia , lo è ancor più,
per ovvi motivi, quella della “Strada Granda” di Adria. Si punti, quindi, sulla
manutenzione e sull’intervento meno invasivo possibile perché la patina della
storia non è paragonabile al “nuovo a tutti i costi”.
Si valuti bene, quindi, e
non si faccia lo stesso errore che si è fatto con Piazza Oberdan a proposito della quale si coglie l’occasione
per chiedere cosa ne è stato di quel
progetto, prima approvato e poi rinnegato dal Sindaco? E’ stato rimesso nel
cassetto? Ci si è decisi a far realizzare la sola manutenzione della
pavimentazione, così come auspicato dai tanti sottoscrittori la petizione? O
dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?
Leonardo Bonato
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