mercoledì 13 luglio 2011

Sui profughi tante imprecisioni


Sugli stranieri, profughi da Lampedusa e temporaneamente presenti ad Adria, si sono sentiti in queste settimane tante imprecisioni e tante fandonie. 

In primo luogo non sono né immigrati né rifugiati, “ma richiedenti asilo” perché sono profughi in attesa della pronuncia della Commissione che deve stabilire se hanno diritto allo status di rifugiato oppure no; nel primo caso godranno di protezione in quanto rifugiati nel secondo saranno rimpatriati. 

Un’altra leggenda che circola a proposito di questi “richiedenti asilo” è che percepiscono dei soldi. Invece quelli ospitati in alcune strutture ricettive del nostro comune non ricevono un euro. Ricevono un compenso giornaliero di 38 €, proveniente dall’Unione Europea, le strutture che li ospitano.

Altra imprecisione: i numeri. Tutti hanno dato finora numeri sbagliati. Si è parlato di 5 o di 9  richiedenti asilo. Nel nostro comune sono stati in tutto finora 20, però al massimo 14 nello stesso periodo, perché si sono alternati e a gruppi sono stati spostati dalla Prefettura, che gestisce la situazione, in altre strutture di Bosaro e di Occhiobello. Attualmente sono solo sei.

Sono maschi mediamente abbastanza giovani, provenienti dalla Libia dove lavoravano, e sono di origine somala, ghanese o nigeriana; oltre alla loro lingua madre, parlano inglese e hanno fatto studi medi e superiori. Sono per lo più di religione cristiana o islamica.

Il problema principale è che sono costretti a passare tanto tempo nell’inattività. Ma non per scelta o colpa loro. Non possono, infatti, essere impiegati in lavori per problemi burocratici. Purtroppo le istituzioni, anche per mancanza di indicazioni precise a livello nazionale e regionale, non fanno molto per questi giovani. Loro chiedono libri e scuola, per imparare la lingua italiana, ma anche altri servizi di cui hanno bisogno e che non possono pagarsi; la maggior parte di loro non ha denaro. Alle carenze istituzionali ha sopperito talora il volontariato.

Sarebbe auspicabile un maggior impegno della società civile finché sono ospitati nel nostro territorio: le associazioni potrebbero prestare maggiore attenzione, il Comune, finora assente, potrebbe fornire maggiori informazioni alla cittadinanza e realizzare qualche intervento in accordo con la Prefettura e la Provincia, la scuola, col CTP, potrebbe organizzare corsi di lingua italiana, ecc. 

La corretta informazione e l’accoglienza evitano i problemi di emarginazione e di disagio che sono spesso la causa delle incomprensioni che talora si creano fra residenti e nuovi arrivi, soprattutto se c’è chi alimenta la diffidenza e la paura.


Nicola Montani

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